L’intelligenza (seconda parte)

Jhon Bissel Carrol, riunendo le teorie di Spearman, Thurstone e Cattel), contempla l’organizzazione gerarchica dell’intelligenza come una piramide divisa in tre strati: al vertice si trova il fattore g ereditario, che influenza i livelli sottostanti; nel livello intermedio, 8 abilità influenzate dal fattore g e definite come fattori complessi ( intelligenza fluida, intelligenza cristallizzata, memoria etc.); alla base vi sono tutte le abilità mentali primarie, che comprendono una grande quantità di capacità cognitive.

Robert Sternberg propone un modello triarchico di intelligenza : intelligenza astratta o analitica (componenziale), intelligenza pratica (contestuale), intelligenza creativa ( esperenziale).

Joy Paul Guilford elabora una teoria tassonomica che considera le diverse capacità come non gerarchiche, con diverse attitudini indipendenti. L’intelligenza è quindi un insieme di competenze separate l’una dall’altra che consentono il nostro adattamento all’ambiente. Ciascuna abilità può essere intesa come un cubo che rappresenta l’intersezione di tre dimensioni: operazioni ( processi mentali: cognizione, memoria, produzione convergente, produzione divergente, valutazione); contenuto ( semantico, simbolico, visivo e comportamentale); prodotti (unità, lezioni, relazioni, sistemi, trasformazioni, implicazioni). Per Guilford l’intelligenza è formata da 120 abilità , che poi ha ampliato a 150 e non esiste un fattore comune. Uno dei contributi più importanti di Guilford é la distinzione tra pensiero convergente e pensiero divergente : il pensiero convergente si caratterizza per essere applicato a situazioni che permettono un’unica risposta plausibile e corretta, che rimane dentro i limiti imposti dalla situazione rispettando regole già definite e codificate; il pensiero divergente permette di creare alternative possibili a una questione, che non preveda una sola sola soluzione possibile, ossia va al di là di quella che è la situazione di partenza, esplorando nuove direzioni e possibilità, portando così alla produzione di nuove idee. Il pensiero divergente è alla base del pensiero creativo, inteso come capacità di trovare soluzioni alternative a un problema.

Howard Gardner è l’autore della popolare teoria delle intelligenze multiple. Inizialmente Gardner individua 7 tipi di intelligenza: musicale, visuale-spaziale, logico-matematica, corporeo-cinestesica, interpersonale, intrapersonale. In seguito ne aggiunge altre altre 3: naturalistica, esistenziale, pedagogica. Nel libro ” 5 chiavi per il futuro”, Gardner sostiene che i giovani dispongono di 5 canali strategici per affrontare la vita: l’intelligenza disciplinare, l’intelligenza creativa, l’intelligenza sintetica, l’intelligenza etica, l’intelligenza rispettosa dell’alterità.

Peter Salovay e John Mayer sono stati i primi a parlare di intelligenza emotiva nel loro articolo “Emotional Intelligence”, definendola come la capacità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui, distinguerle tra di esse ed utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.

Il tema dell’intelligenza emotiva è stato poi ripreso e trattato da Daniel Goleman , che ha definito l’intelligenza emotiva come “l’insieme delle abilità pratiche necessarie per l’autoefficacia dell’individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni”. La competenza emotiva presuppone la conoscenza delle proprie ed altrui emozioni, nonché la capacità di regolarle: Goleman esprime le 5 caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva:

  1. autoconsapevolezza, conoscenza di sé
  2. autocontrollo emotivo
  3. motivazione interna
  4. empatia
  5. abilità sociali e relazionali

Daniel Goleman ha fondato il CASEL, collaborative for Academic, Social and Emotional Learning, istituto di ricerca con sede presso l’Università dell’Illinois a Chicago, che ha identificato 5 gruppi principali di
competenze sociali ed emotive che bambini e studenti devono sviluppare
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