Il linguaggio

Il processo comunicativo si basa sui seguenti elementi:

  1. L’emittente: colui che invia il messaggio
  2. Il messaggio: l’insieme delle informazioni trasmesse
  3. Il codice: il sistema di regole che assegna un determinato significato a certi segnali. Il codice può essere verbale e non verbale
  4. Il canale: il mezzo usato per trasmettere il messaggio
  5. Il ricevente: il destinatario del messaggio
  6. Il feedback o risposta di ritorno: viene restituito al mittente dal destinatario, che può anche usare un codice diverso
  7. Il contesto: la situazione in cui avviene lo scambio di informazioni
  8. Le interferenze: ostacoli che disturbano il processo comunicativo.

Uno scambio comunicativo si dice efficace, quando il messaggio ricevuto corrisponde alle intenzioni del mittente. Si parla, invece, di distorsione, quando il messaggio pervenuto è diverso da quello inviato.

FUNZIONI E FISIOLOGIA DEL LINGUAGGIO

La comunicazione è una capacità che appartiene anche agli animali, mentre il linguaggio è tipico dell’uomo. Secondo gli evoluzionisti, lo sviluppo del linguaggio risalirebbe alle origini dell’uomo. Secondo, invece, l’ipotesi emergentista, si sarebbe sviluppato in tempi più recenti, nell’Homo Sapiens, in seguito allo sviluppo del cervello.

La funzione del linguaggio è complessa, perché si avvale dell’apparato fonatorio e richiede uno sviluppo cerebrale che consente di articolare i codici linguistici.

Esistono diverse discipline che si occupano dei suoni del linguaggio. La distinzione più importante da fare è tra fonetica e fonologia:

  1. La fonetica studia i suoni linguistici (foni), così come sono prodotti dall’apparato fonatorio e comprende anche l’indagine sulle proprietà acustiche e percettive dei suoni.
  2. La fonologia, invece, studia com’è organizzato il sistema dei suoni che hanno una funzione distintiva (fonemi), nelle varie lingue. Ciascuna lingua, infatti, seleziona tra tutti i foni circa 30 fonemi, che sono rilevanti per formare e distinguere le parole. I fonemi sono a loro volta raggruppabili in morfemi, cioè unità minime dotate di senso, come suffissi, prefissi, parole. Le parole formano frasi organizzate secondo le regole della grammatica, della sintassi e della semantica.

Oltre alla funzione della comunicazione, il linguaggio assolve anche a quello di tramandare la cultura

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Fin dalla nascita il cervello dei bambini sembra essere predisposto e recettivo rispetto al linguaggio.

Alla nascita i bambini comunicano attraverso diversi tipi di pianto ed espressioni facciali.

Verso la fine del I mese compaiono i suoni vocalici e a 3-4 mesi quelli vocalici.

Intorno ai 6 mesi, inizia la lallazione, cioè la ripetizione di suoni privi di significato, in genere formati da una struttura vocalico/consonantica (ba-ba, da-da).

Tra i 10 e i 20 mesi, il bambino dice le prime parole singole, definite anche olofrasi , perchè spesso vengono usate per comunicare un intero messaggio.

Tra i 18 e i 24 mesi, i bambini cominciano a formare frasi composte da più parole. Questa è la fase dell’esplosione del vocabolario, durante la quale il bambini apprende moltissime parole nuove con sorprendente rapidità. Contemporaneamente si sviluppa anche la complessità grammaticale..

A 24 mesi il bambino è capace di decontestualizzare il linguaggio dal dato percettivo, cioè capisce di cosa si sta parlando anche se non è presente nel suo campo percettivo in quel momento.

Tra i 24 e i 36 mesi, si ha la maturazione del piano lessicale, morfologico e sintattico.

Il processo di sviluppo del linguaggio e di acquisizione delle abilità linguistiche è comunque molto soggettivo ed è molto differente da un bambino all’altro.

La psicologa dello sviluppo Katherine Nelson distingue due diversi stili individuali di apprendimento del vocabolario:

  1. Lo stile referenziale, con cui si ha uno sviluppo lessicale più rapido ed i bambini sono interessati a nominare gli oggetti
  2. Lo stile espressivo, con cui i bambino hanno uno sviluppo sintattico più rapido e sono più interessati alle relazioni sociali, per cui usano il linguaggio per ampliarle. Questo tipo di comunicazione è detta pragmatica ed include sia la capacità di dialogare che di ascoltare.

In età adulta, il linguaggio avviene a 3 livelli:

  1. Fonologico (suono), cioè la capacità di produrre, distinguere e riconoscere suoni diversi
  2. Semantico ( significato), che riguarda il significato delle parole e delle frasi
  3. Pragmatico ( di contesto), che attiene alla comprensione delle variabili contestuali e relazionali come elementi che condizionano il significato di un messaggio.

COMUNICAZIONE NON VERBALE

La comunicazione non verbale riguarda tutto quello che non è linguaggio parlato: gesti, postura, movimenti, sguardi. I sistemi non verbali sono in codice analogico, poichè riproducono ciò a cui siriferiscono, mentre quelli verbali sono in codice digitale, poiché consistono in una serie di simboli e segni.

La comunicazione non verbale svolge le seguenti funzioni:

  1. Supporto al linguaggio , caricando di significato l’espressione linguistica
  2. Interpersonale, segnalando i vari aspetti della comunicazione tra gli interlocutori
  3. Espressiva, perché manifesta emozioni e sentimenti
  4. Di regolazione dell’interazione, tenendo sotto controllo lo scambio faccia a faccia.

Uno studioso del comportamento, Ray Birdwhistell (1918-1994) ha individuato una cinquantina di posizioni elementari del corpo, dette cinemi, che costituiscono il repertorio di cui una persona può avvalersi nel corso di una comunicazione.

Lo psicologo americano Paul Ekman sostiene che esistono determinate espressioni facciali , relative alle emozioni, che sono comuni in tutto il mondo e non variano al variare delle culture e del contesto.

In generale, possiamo dire che la comunicazione non verbale è formata dell’insieme di un sistema motorio-gestuale e un sistema paralinguistico.

Quello motorio-gestuale comprende:

  1. Il comportamento spaziale detto prossemica
  2. Il comportamento motorio-gestuale
  3. Il comportamento mimico-facciale

Quello paraverbale comprende:

  1. Forza vocale
  2. Intonazione vocale
  3. Velocità di eloquio
  4. Ritmo
  5. Enfasi
  6. Prosodia, che consiste nelle interruzioni, pause, esitazioni, vocalizzazioni, sospiri

LA PROSSEMICA

Il termine prossemica è stato coniato dall’antropologo statunitense Edward Hall (1914-2009) per indicare le modalità in cui l’uomo percepisce lo spazio personale e sociale nell’ambito della comunicazione.

Gli elementi oggetto della prossemica sono: distanza, vicinanza, contatto fisico, etc. Essi forniscono informazioni sulle caratteristiche della relazione tra gli interlocutori.

Secondo Hall, esistono 4 livelli di distanza:

La distanza intima ( 0-45 cm)

La distanza personale (45-120 cm

La distanza sociale (120-360 cm)

La distanza pubblica ( 360 cm in su)

LA CINESICA

La cinesica indaga la mimica e la gestualità

La mimica facciale è stata studiata in relazione alle 6 emozioni primarie, così come sono state etichettate da Eckman: sorpresa, rabbia, paura disgusto, felicità e tristezza. Secondo Eckman le modalità di espressione facciale delle emozioni sono uguali in tutto il mondo:

Nell’ambito della cinesica sono mlto importanti i gesti, che si possono classificare in:

  1. Rituali, cioè connessi a specifici riti.
  2. Simbolici, i gesti convenzionali usati al posto del linguaggio
  3. Illustratori, che accompagnano il discorso per chiarirne i significati
  4. Non intenzionali, quando esprimono stati emotivi
  5. Regolatori, permettono il sincronismo conversazionale ( annuire con la testa)
  6. Adattivi, gesti apparentemente privi di significato, che sono indizi di uno stato o tratto della personalità-

Nel campo della cinesica rientra anche la postura, che dipende molo dalle convenzioni sociali, rapporti di status , la soglia di attenzione, il grado di formalità dell’incontro. L’individuo non è consapevole dela maggior parte dei processi prossemici.

MODELLI PSICOLOGICI DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGI

SKINNER-COMPORTAMENTISMO

Secondo lo psicologo statunitense, non vi è una competenza linguistica innata . Un soggetto impara a parlare nello stesso modo in cui apprende ogni altro tipo di comportamento, cioè mediante l’interazione con l’ambiente e tramite rinforzi e punizioni, secondo i principi del condizionamento operante.

CHOMSKY-TEORIA INNATISTA

Al contrario, questo studiosi ritiene che alla base dell’acquisizione del linguaggio vi sia una competenza innata, la Grammatica Universale , cioè la conoscenza delle regole sottese all’apprendimento della grammatica propria delle diverse lingue e il LAD (language acquisition device), che consente di acquisire gli aspetti più complessi della lingua madre. La teoria di Chomsky trascura il contesto linguistico ed extralinguistico in cui le parole e le frasi vengono generate e il ruolo dell’apprendimento è marginale. Chomsky distingue tra :

  1. Competence, intesa come la capacità di generare e comprendere l’insieme infinito di frasi di una lingua
  2. Performance, corrispondente alla capacità di costruire concretamente le possibilità offerte dalla competence , quindi le reali manifestazioni linguistiche del soggetto

BRUNER-L’APPRENDIMENTO SOCIALE

A differenza di Chomsky, Bruner ritiene che esista il LASS ( language acquisition support system), un meccanismo di supporto sociale all’acquisizione della lingua, che corrisponde sostanzialmente all’aiuto che un adulto offre ad un bambino nell’apprendimento. Un esempio è il motherese, uno proto linguaggio che si sostanzia nel supporto che la madre fornisce alla comprensione dei messaggi linguistici del neonato.

KARMILOFF-SMITH E LA TEORIA NEUROCOSTRUTTIVISTA

Secondo questa teoria, durante lo sviluppo vi è un processo di progressiva specializzazione delle aree emisferiche e delle funzioni dea esse veicolate. Tale processo è determinato dall’interazione tra caratteristiche biologiche ed esperienza .

UTA FIRTH E IL MODELLO DI SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Psicologa tedesca di stampo cognitivistico sperimentale, Uta Firth è specializzata nello studio dell’autismo. Ha elaborato una teoria sullo sviluppo del linguaggioin 4 stadi, ciascuno dei quali è premessa per accedere a quello successivo.

Questi stadi sono:

  1. Stadio logografico o ideografico, coincide con l’età prescolare. In questa fase i bambino riconosce le parole in base alla presenza di elementi che distingue (forma, lunghezza delle parole, etc) , ma non conosce ancora le strutture ortografiche e fonologiche delle parole
  2. Stadio alfabetico, si presenta durante la prima scolarizzazione. Il bambino apprende l’esistenza di una forma scritto e orale della parola, legge convertendo i grafemi in fonemi ed è in grado di leggere anche parole che non conosce
  3. Stadio ortografico, durante il quale il bambino impara che l’ordine delle lettere nelle parole è codificato dalle regole ortografiche e sintattiche della lingua.
  4. Stadio lessicale. In questa fase si forma il cd. magazzino lessicale, che permette l’automatizzazione della lettura e della scrittura.

PIAGET e VYGOTSKIJ

Secondo Piaget, lo sviluppo del linguaggio segue un percorso analogo a quello del pensiero evidenziandosi dall’interno verso l’esterno. Parte del potenziale patrimonio genetico-ereditario innato, passa attraverso la maturazione degli organi preposti alla funzione ed è influenzato dall’esperienza di vita ed educazione scolastica: linguaggio autistico-linguaggio egocentrico-linguaggio sociale.

Secondo VygotskiJ, lo sviluppo del linguaggio segue un processo diametralmente opposto: da esterno diventa interno.

Il linguaggio del bambino è fin dalla nascita di tipo sociale, perché viene assorbito in modo inconscio in famiglia e dall’ambiente circostante. Il bambino lo assorbe spontaneamente anche nelle sue strutture elaborate e complesse , imparando ad utilizzarlo in forme grammaticali, semantiche e lessicali corrette.

All’inizio il linguaggio svolge una funzione sociale, interpsichica , che consente di rapportarsi agli altri; in seguito acquista una funzione intrapsichica , trasformandosi da linguaggio sonoro esteriore in linguaggio silenzioso interiore, che permette di regolare dall’interno i propri processi cognitivi e il proprio comportamento. Il linguaggio egocentrico è strutturalmente diverso da quello sociale, poichè non deve essere esplicito . Di conseguenza è abbreviato, condensato, frammentario, aggregato e con l’omissione del soggetto.

I DISTURBI DEL LINGUAGGIO

IL DSM VI, all’interno della categoria diagnostica “Disturbi della comunicazione”, individua i seguenti disturbi:

  1. Disturbo del linguaggio ( che unisce i precedenti disturbi dell’espressione del linguaggio e disturbo misto espressione/ricezione del linguaggio)
  2. Disturbo fonetico-fonologico ( ex disturbo della fonazione)
  3. Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia
  4. Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica)
  1. DISTURBO DEL LINGUAGGIO: è caratterizzato da difficoltà persistenti nell’acquisizione e nell’uso di diverse modalità di linguaggio ( scritto, parlato, gestuale). Presenta i seguenti sintomi: lessico ridotto, frasi corte, difficoltà ad apprendere nuovi vocaboli, errori sul piano lessicale, compromissione delle capacità discorsive, errori nella coniugazione dei verbi. L’ICF definisce i disturbi evolutivi del linguaggio come quei disturbi in cui l’acquisizione delle normali abilità linguistiche è compromessa sin dai primi stadi dello sviluppo. Questi disturbi non sono riconducibili ad alterazioni neurologiche a compromissioni sensoriali, a ritardo mentale o a fattori ambientali. Di frequente sono accompagnati da altri problemi , come difficoltà nella lettura o disturbi emotivi o comportamentali
  2. DISTURBO FONETICO-FONOLOGICO: si manifesta con una persistente difficoltà nella produzione dei suoni dell’eloquio. Ad esempio, il bambino non utilizza alcuni suoni ( non pronuncia la r o la s, per esempio), omette delle sillabe, articola in maniera errata alcuni suoni ( s,c,z). Queste limitazioni nelle comunicazioni possono interferire con la partecipazione sociale ed il rendimento scolastico.
  3. DISTURBO DELLA FLUENZA CON ESORDIO NELL?INFANZIA (balbuzie): questo disturbo è caratterizzato da vari sintomi: ripetizione di suoni e sillabe; interruzioni all’interno delle parole; prolungamento dei suoni; blocchi silenti; sostituzioni con parole più semplici da pronunciare; ripetizione di parole monosillabiche; emissione delle parole con eccessiva tensione fisica. L’alterazione causa ansia nel parlare o limitazioni dell’efficacia della comunicazione, della partecipazione sociale , del rendimento scolastico e lavorativo.
  4. DISTURBO DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE (pragmatica). Questo disturbo è caratterizzato da una difficoltà nell’uso sociale del linguaggio e della comunicazione. Il bambino ha difficoltà nell’uso della comunicazione a scopo sociale , come salutarsi, a seguire le regole della conversazione, ad adeguare la comunicazione al contesto o alle caratteristiche di chi ascolta. Il disturbo crea problemi nelle relazioni sociali e nel rendimento scolastico.

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